Minimalismi letterari e dintorni controvento

Tabula rasa

Pubblicato in dissertazioni, poesia contemporanea da natàlia castaldi il 16 ottobre 2009

Anselm Kiefer - Receipt

Anselm Kiefer - Receipt

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Le mani sfiorano i contorni dei pensieri nelle curve delle "a" e dei "se".
Nelle interpunzioni d'uno scirocco perenne tutta la pesantezza dei silenzi,
leggeri come balle di fieno nelle primavere di smemorati inverni,
quando tutto sembra perdere il moto ordinato del divenire.
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Tabula Rasa - Miguel Robles/Arvo Part
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Il tempo é dettaglio d'invenzione umana, non esiste se non come dilatazione e
restringimento convenzionale degli spazi in cui “sono (il)limitata” a muovermi
e che, per esigenza d'ordine, misuro in “succedersi” di eventi; tuttavia in poesia,
attraverso gli stratagemmi propri della scrittura fatta di “invii” e “ritorni”, sguardi
e flashback, è possibile dispiegare le sezioni creative e fantastiche dell’ir-reale ed
interiore, fondendole al centellinarsi del reale e tangibile verosimilmente descritto, il
tutto operando una dis-soluzione delle architetture sovresposte e sovrapposte, che si
svolgono come yo-yo in srotolamento e riavvolgimento di porzioni temporali “iconografate”
in un fotomontaggio di immagini che vanno a confluire in continuum dis-ordine sequenziale
di “presente-passato-futuro” all’interno di uno stesso verso, di uno stesso periodo,
che ora realisticamente, poi visionariamente o anche magicamente, mira a colpire diritto
al senso percettivo ed ultrasensoriale dell’oltre-sentire, che sólo è capace di muovere
l'aria del respiro di un qualunque piccolo spazio sappia sgretolarsi delle proprie stesse
pareti e confini, per poi raccogliersi e ricomporsi sopra-vvivendosi.
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I giorni passati ed i giorni a venire s’infrangono
nello specchio di spazio e tempo
accecati nella morsa d’una pelle d’arancio
disidratata dell’acre spirito. Nell’aëre
d’aromi prigioniera e disfatta
resta ieri come oggi, domani forse
– simulacro ed icona – d’un essere senza tempo.
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La vita si aggrinzisce in una smorfia agli angoli della bocca contratta nel pensiero,
dentro le fenditure di due rughe sulla fronte. Consuma le ossa l'ansia di cogliere la
porzione d'esistenza dilatata nel tempo in cui la parola si perde: "la vita ha sempre
ragione" nello sbiadire dell'assunto d'arte che la sublima ad essa stessa eterna.
Brancolando nei limiti individuali dell’espressione dell’idea in linguaggio,
traduciamo l’indefinibile in debole materia d’essere.
Codici dimensionali tratteggiano profili d’esistenza sull’ellisse d’estinzione
in dosi di tempo e spazio dentellate da picchi d’intuizione e nell’illusione
della percezione, fissiamo l’attimo preciso dell’impronta del pensiero,
nell’impalpabile densità della sua trasparenza.
Tuttavia, se non bruciassimo in quest'angoscia inopportuna dell'inventarci mille volti,
non coglieremmo i chiaroscuri nelle grida della nostra miseria. L'estasi è l'illusione
di saperci arrivare - penetrando dalle tempie - nella carne di chi resta,
l'esorcizzazione di ogni meschina briciola di realtà oltre il tempo del suo finito spazio.
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lo sono il nulla che non ho urlato,
perché “io sono urlo” che si disegna
alla tabula rasa che ti si fa mensa,
e sono quello spasmo che mi ha segnato
della sua morbosa assenza,
perché “sono morbo e spasmo”,
nel desiderio che si mortifica
della tua insperata affinità,
e “sono affinità” io stessa,
elettiva e fugace
nel mio tempo sospeso ed apparente.
Non mi sono infettata, eppure devo essere malata
se declino l’incanto all’incoscienza
se mi traduco delirio consapevole e dolce,
sacrificio e seme che ci nutrirà d'ortiche.
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11 Risposte

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  1. Enzo Campi said, on 17 ottobre 2009 at 7:39 am

    per fato innato
    e inconosciuto
    lessi sul libro incompiuto
    di quel dirsi e darsi
    a tu per tu con lo specchio
    e con un gomitolo anatomico
    d’ossa abbarbicate a sé
    e non potei esimermi
    dal dire ciò
    che giammai dirò
    se non nell’istante stesso
    in cui il dire
    si brucerà in sé
    sparendosi
    e conclamandosi

    • natàlia castaldi said, on 17 ottobre 2009 at 7:57 am

      nell’incompiutezza reale
      del nostro ir-reale in-canto
      s’annoda il filo dipanato
      del pensiero dia-logato:
      esser-ci tutto e niente
      d’un lago, liquido nel logos
      di ogni lego copulato
      e mojado in sé e da sé.
      Blasfemo giocarsi l’ego
      scommesso nudo sul piatto
      dell’eloquenza:
      in-tatto eppur deflorato
      il senso oc-culto allo sguardo esterno:
      Sfioro l’universo e m’illudo l’essere
      - Mi perdo in me affogando
      riaffioro di te respirando

  2. Enzo Campi said, on 17 ottobre 2009 at 8:27 am

    l’ego dis-legato
    nel lago de-locato
    in un altrove
    che è sempre da copulare
    nella (im)propria intestinità

    radiosa giornata!

  3. Isabella Verdiana said, on 18 ottobre 2009 at 1:49 pm

    Ragazzi, mi fate morire d’amore nel leggere il parto della vostra Arte! Che dirvi? Grazie? Non so, é davvero cosa minima ed informe ringraziare per un respiro così profondo e sublime! Ma, ora, non so dire altro che questo..grazie!..e…altro non sarebbe equiparabile a nulla di ciò che voi sapete dire…Baci sentitamente grati! Isabella

  4. Enzo Campi said, on 19 ottobre 2009 at 8:22 pm

    isa
    il fatto che tu ci “sia” e sia sempre nei miei/nostri teritori è già un respiro profondo e sublime

  5. Mino said, on 21 ottobre 2009 at 8:12 pm

    Verrà il giorno che saprò apprezzare di più le vostre poesie, almeno coglierne il significato più superficiale…

    Per adesso mi accontento della musica, che credo non sia da meno delle vostre composizioni.
    Brava Natalia per la scelta di questi brani, adoro Arvo Part e soprattutto questo brano “Silentium”.
    E che dire del balletto? Tutta la forza e la passione Latina combinata con la musica mistica e polare di questo “minimalista” Estone.
    Fantastico video da rivedere tante volte!!! Grazie!

    Natalia mi permetto di suggerirti un video, forse potrà tornarti utile in qualche altro contesto.
    Si tratta di un balletto sulla musica di un musicista che apprezzo e conosco personalmente: Ezio Bosso, straordinario compositore di quasi tutte le colonne sonore di Salvatores.
    http://www.youtube.com/watch?v=xl2Qs_M4cXc

    Un abbraccio, Mino

    • natàlia castaldi said, on 21 ottobre 2009 at 8:33 pm

      prezioso Mino!
      senza dubbio mi farà da faro il tuo consiglio…. vedrai : )
      un abbraccio. nat

    • natàlia castaldi said, on 21 ottobre 2009 at 8:41 pm

      un unico consiglio, non cercare di “capire” la poesia, quando é bella “la senti” e se non la senti non é un limite tuo, ma semplicemente un testo che non ti é “arrivato”, per limiti del testo stesso o per non interesse al “asunto desarrollado”
      poniti davanti ad un testo aperto nel “senso”, non con la logica sequenziale del pensiero razionale, o coglierai solo il concetto e la poesia é una trascendenza dal dentro al fuori che del concetto fa solo il trampolino di lancio…. nell’infinita possibilità di senso e ascolto, che dev’essere il tuo “dentro”

  6. Mino said, on 21 ottobre 2009 at 9:50 pm

    Grazie del consiglio Natalia! Anche per la musica e lo stesso, ma l’esperienza aiuta ad apprezzare meglio.

    Ssshhhh… ti confido un segreto….

    Sai che il 6-7-8 novembre ci incontreremo nella mia casetta di montagna (valle di Susa) con Anna Lamberti-Bocconi (l’insegnate) e una 15 di persone per un corso di poesia??

    Ho già sperimentato una piccola partecipazione un mesetto fa, a casa di un’altra amica. Per me è stato come spiare da una porta socchiusa su un mondo sconosciuto!

    Spero di capire qualcosa in più questa volta. Anna è bravissima nel coinvolgere e fare apparire tutto un gioco!!

    Dopo ti racconterò, se vuoi. ciao.


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